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From:
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meletta
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Date: |
Thu, 29 Dec 2005 20:25:29 +0100 (CET)
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Subject: |
[tml] Manifestazione 17 a Torino: ORA E
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[tml] Manifestazione 17 a Torino: ORA E SEMPRE NO TAV
ORA E SEMPRE NO TAV
Sabato 17 dicembre a Torino un enorme corteo, valutabile attorno alle 70
mila unità, ha portato in piazza le ragioni del popolo NO TAV con una
compattezza e determinazione senza precedenti.
I/le cittadini/e della Val Susa hanno risposto alla grande all’appello a
partecipare al corteo, ma ha risposto alla grande anche la città di
Torino, ha risposto alla grande l’intero Paese.
Se ancora ce n’era bisogno, il corteo e la manifestazione del 17 hanno
dimostrato una volta di più e definitivamente che la questione TAV non è
una questione locale o regionale, ma una questione nazionale.
Il segnale lanciato da questa eccezionale lotta ormai viene raccolto e
fatto proprio da tutte quelle realtà che in tante parti d’Italia si
battono per l’affermazione del diritto alla salute, ad un ambiente
ecosostenibile.
Hanno partecipato al corteo delegazioni dalla Sicilia che si battono
contro il ponte sullo stretto di Messina, da Acerra ove lottano contro
l’inceneritore, dal Mugello contro l’alta velocità, dalla Val d’Aosta
contro il passaggio distruttivo dei Tir, da Genova contro il terzo valico,
da Brescia contro la centrale di Offlaga, da Civitavecchia contro la
centrale a carbone, da Roma ed Empoli per il boicottaggio della Coca Cola,
da Napoli e Firenze i comitati contro la privatizzazione dell’acqua, e
tantissime altre.
E’ l’intero modello neoliberista, basato sulla produzione di profitto a
mezzo di profitto, incurante della salute e del diritto alla vita e a una
mobilità sostenibile dei/delle cittadini/e che comincia ad essere
seriamente messo in discussione.
Ed in questa lotta della Val di Susa, che -partita in sordina tanti anni
fa da parte di qualche decina di cittadini della Val di Susa e di
militanti ambientalisti e antiliberisti a cui va reso atto per la loro
splendida tenacia ed abnegazione- ha saputo rompere la cortina di silenzio
e di isolamento costruendo mobilitazioni formidabili a partire dai blocchi
a Mompantero del 31 ottobre, passando per il plebiscitario sciopero
generale autorganizzato dell’intera valle del 16 novembre, al blocco degli
espropri a Venaus il 30 novembre, alla liberazione di Venaus l’8 dicembre
e all’ultimo bellissimo corteo di Torino, è cresciuta tra la popolazione
una coscienza e una determinazione nuova per la difesa ed affermazione dei
propri diritti e la pratica di massa della democrazia diretta.
La grande mobilitazione del 17 a Torino è stata realizzata alla faccia di
Berlusconi e Lunardi, di Letta e Fassino, di Rutelli e Prodi, di
Chiamparino, Bresso e Saitta, di LTF e CMC.
Il corteo di massa pacifico e determinato è stata la migliore risposta a
chi, a cominciare da Chiamparino e Pisanu, ha fatto di tutto per
costruirvi attorno un clima di paura e divieti, a chi ha tentato di
dividere il movimento in buoni e cattivi, ma anche a chi ha introiettato
la logica che ormai bisogna solo sedersi al tavolo di trattativa
istituzionale e confidare in un ripensamento del governo o in qualche
aiutino da parte di un’”opposizione” di centrosinistra che è impelagata
fino al collo nel sostenere la bontà dell’alta velocità e nell’appoggio al
trasversale partito degli affari che si spartirà la gigantesca torta degli
appalti.
Dal clima di caccia alle streghe che ha preceduto la manifestazione non si
sono fatti coinvolgere i tredici sindaci valsusini che insieme a cinque
sindaci francesi hanno giustamente scelto di essere in corteo con la
popolazione e il movimento No Tav.
Ed il movimento No Tav ha dato un’ulteriore dimostrazione della sua forza
e maturità: dopo la liberazione di Venaus è arrivata la convocazione del
governo, dopo il corteo di Torino è arrivata la chiamata di Prodi.
Chi si è seduto e continuerà a sedersi al tavolo di trattativa non potrà
non tenere conto che indietro non si può tornare, inciuci non se ne
possono fare, tregue olimpiche non se ne possono dichiarare (e poi a nome
di chi?).
Sicuramente sono cominciate e continueranno frenetiche le grandi manovre
per dividere il movimento, saranno possibili provocazioni repressive e
colpi di mano polizieschi, tentativi gattopardeschi di cambiamenti di
facciata per lasciare intatto il nocciolo duro del Tav.
Ma il movimento ha la capacità e l’intelligenza sufficiente per rintuzzare
attacchi, blandizie e cedimenti, dopo il 17 dicembre è molto più forte di
prima, aver mantenuto, accresciuto e moltiplicato la propria dimensione di
massa, nonostante le minacce poliziesche e i defilamenti interni di quelle
forze più sensibili alle sirene istituzionali, è una gigantesca vittoria.
Certo c’è ancora tanta strada da fare, ma il cammino è tracciato.
La talpa meccanica del cantiere di Venaus è ancora in Canada, invece la
nostra talpa, quella della democrazia diretta, del conflitto sociale
autorganizzato, della lotta per l’affermazione dei diritti, ha ben
scavato.
In questo momento di legittima soddisfazione vogliamo esprimere tutto il
nostro affetto e la nostra vicinanza alla compagna Nicoletta Dosio,
militante infaticabile antiTav della prima ora, costretta ad operarsi al
setto nasale rottole da una manganellata della polizia nel giorno della
Liberazione di Venaus.
CONFEDERAZIONE COBAS
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